Digestione difficile: Il gonfiore dopo i pasti
Digestione difficile
Il gonfiore dopo i pasti
È capitato a tutti di sentirsi gonfi dopo avere mangiato e di aver una digestione difficile, anche in seguito ad un pasto senza cibi pesanti o particolarmente conditi.
Come abbiamo già detto, potrebbe trattarsi di un disturbo chiamato dispepsia caratterizzato da dolore o fastidio persistente nella parte superiore dell’addome e dalla sensazione di digestione lenta e laboriosa.
Anche la gastrite però può dare sensazione di gonfiore, eruttazioni e digestione difficile, così come i disturbi epatici leggeri che possono passare inosservati poiché producono sintomi vaghi come difficoltà di digestione stanchezza.
Oltre a mangiare in modo corretto, bisogna anche farlo 5 volte al giorno, inserendo uno spuntino a metà mattinata e una metà pomeriggio.
Questo per non caricare il sistema digestivo con soli 2o3 pasti troppo abbondanti e per mantenere attivo il metabolismo.
Alcuni consigli
- mangiare lentamente e masticare bene ogni boccone: questo aiuta la digestione perché i cibi arrivo non è lo stomaco e nel duodeno in condizioni più adatte per essere assimilati
- Le bevande gassate sono da assumere con molta moderazione in caso di dispepsia perché possono aumentare il gonfiore la tensione addominale tipica di questa condizione patologica
- una regolare attività fisica aiuta a regolarizzare i movimenti intestinali e scarica dalle tensioni emotive che tanta parte possono avere nella comparsa della dispepsia e dei disturbi funzionali organici dello stomaco del fegato
- in caso di persistenza dei disturbi e di un loro aggravamento è comunque consigliabile consultare sempre il medico di fiducia che potrà indicare gli esami le terapie eventualmente necessari
- garantire una buona digestione è più semplice se le calorie assunte in un solo pasto non sono eccessive, infatti un pasto da 1000 Kcal, anche se ineccepibile come combinazione di alimenti, sarà meno digeribile di uno dei 500 Kcal. Quindi un pasto per essere altamente digeribile non deve contenere più di 350 o al massimo 800 Kcal. Con 5 pasti al giorno, si copre il fabbisogno giornaliero che va dalle 1250 Kcal alle 2400 Kcal. Per esempio, un menu quotidiano da 1250 Kcal può essere così composto:
- colazione 350 Kcal
- spuntino 100 Kcal
- pranzo 350 Kcal
- merenda 100 Kcal
- cena 350 Kcal
Digestione difficile: sintomi e cause
Digestione difficile
Sintomi e cause
Quando una persona digerisce male si dice che soffre di dispepsia.
Oggi le difficoltà digestive rappresentano uno dei disturbi più frequenti dell’apparato digerente, non di rado anche causa di sovrappeso, gonfiori addominali e aumento del giro vita.
La funzione che noi chiamiamo “digestione” non avviene soltanto a opera dei succhi gastrici, ma è aiutata da una serie di movimenti (peristalsi) che lo stomaco deve seguire appena riceve il cibo.
Le tappe principali di questo processo sono 3:
- appena arriva il pasto lo stomaco deve adattarsi al nuovo volume e distendere le proprie pareti. Se questo non avviene, compare un senso di tensione di sazietà precoce, talvolta molto fastidioso.
- il compito successivo dello stomaco è quello di mescolare e triturare il cibo ingerito, per trasformarlo in particelle molto piccole
- La 3ª fase comporta ulteriori movimenti utili per liberare lo stomaco, nel giro di poche ore, da tutto il cibo ingerito. I tempi medi che i diversi cibi impiegano per lasciare lo stomaco sono circa 2 ore per i farinacei, 3 ore per i cibi a base proteica, 4 ore per i grassi.
Recenti studi hanno permesso di individuare il cosiddetto “complesso motorio inter digestivo” che compare, nel soggetto normale, ogni 2-3 ore circa e che ripulisce lo stomaco da ogni residuo alimentare.
Se tutte e 3 le funzioni dello stomaco non avvengono in maniera corretta e coordinata compaiono numerosi disturbi:
- senso di pienezza
- gonfiore con o senza eruttazioni
- nausea
- singhiozzo
- acidità o bruciore che può essere spesso avvertito fino alla gola
Come si manifesta la dispepsia
In genere, la digestione difficile o dispepsia si presenta subito dopo il pasto, più raramente dopo qualche ora, con sonnolenza, pesantezza, bruciori di stomaco, nausea, eruttazioni e sensazione di malessere generale, cui possono accompagnarsi anche alitosi, mal di testa e tachicardia.
Talvolta possono essere presenti anche sovrappeso, colite, gastrite e/o reflusso gastroesofageo
A che cosa è dovuta la dispepsia
Nella gran parte dei casi la dispepsia è causata da pasti troppo abbondanti e/o ricchi di grassi, intolleranze alimentari, masticare poco e male, non fare colazione e/o spuntini stendersi subito dopo i pastie mangiare davanti alla televisione o computer
Ma la digestione difficile può essere provocata anche da sedentarietà, fumo, ansia e depressione
Perché la dispepsia causa sovrappeso
Chi mangia male ha difficoltà a scompor i cibi e ad assimilare le sostanze necessarie per il funzionamento del metabolismo.
Ecco allora che la dispepsia dovuta a errori alimentari, così come quella che consegue a saltare i pasti, fa accumulare adipe e conseguentemente il sovrappeso rende la digestione ancora più difficile, quindi questo meccanismo è da considerare ciclico.
Insonnia e Alimentazione
Insonnia e Alimentazione
L’alimentazione è in stretto rapporto con il sonno.
Infatti, ci si addormenta difficilmente digiuno o comunque non sazi, e lo stesso accade nei casi di eccessi alimentari, in particolare con cibi pesanti o con sostanze eccitanti come la caffeina.
Se è noto che la sera vanno evitate tè e caffè per la presenza di sostanze stimolanti, oltre ai superalcolici che inducono un sonno di pessima qualità, meno conosciuti sono gli effetti di altre sostanze contenute nei cibi.
La sera, per esempio, è bene evitare cibi con sodio in eccesso, vanno perciò banditi alimenti come patatine in sacchetto, salatini e piatti nei quali sia stato utilizzato dado da cucina.
Anche gli alimenti in scatola per l’eccesso di sodio e di conservanti sono totalmente da abolire.
Esistono invece cibi che aiutano a rilassarsi, innanzitutto la pasta, il riso, l’orzo, il pane e tutti quegli alimenti che contengono un aminoacido, il triptofano, che favorisce la sintesi della serotonina, l’ormone del benessere che stimola il rilassamento.
La serotonina aumenta con il consumo di alimenti con zuccheri semplici, come la frutta dolce di stagione, ma anche con banane, papaia e mango.
Vanno bene nella dieta serale anche semi oleosi, legumi, uova bollite, carne, pesce e formaggi freschi.
Tra le verdure, al primo posto c’è la lattuga, seguita da radicchio rosso, cipolla e aglio, perché le loro spiccate proprietà sedative conciliano il sonno.
Infine, un bicchiere di latte prima di andare a letto diminuisce l’acidità gastrica, che spesso può interrompere il sonno, e fa entrare in circolo elementi che favoriscono una buona dormita.
In chiusura di serata, anche un buon infuso una tisana dolcificati con miele creano un’atmosfera di relax e di piacere in grado di distendere la mente.
Insonnia: prevenzione e cura
Insonnia
Prevenzione e cura
Un problema molto comune
Secondo l’associazione italiana di medicina del sonno (Aims), sono 12 milioni gli italiani che soffrono di disturbi legati al sonno.
All’origine di questo problema possono esserci patologie diverse quale la depressione, la stanchezza, l’astenia e la pessima qualità della vita.
D’altra parte, l’insonnia è considerata un’autentica malattia sociale che influisce sui rapporti di lavoro, familiari e personali e che amplifica anche altre malattie provocate dallo stato di ansia come la gastrite, l’ulcera, la colite, i gonfiori addominali, le malattie della pelle, ma anche la candidosi e le cistiti.
Inoltre, l’insonnia, può anche, in chi fuma, accrescere il desiderio di fumare, rendere più pericolosa la guida dell’automobile e aumentare gli incidenti sul lavoro.
Ma, in molti casi, per favorire il sonno basta scegliere gli alimenti giusti.
Come si manifesta
L’insonnia può essere iniziale, cioè quando si fa fatica ad addormentarsi, centrale cioè caratterizzato da risvegli frequenti durante la notte, e tardiva che invece contraddistinta dal risveglio mattutino precoce.
Esiste anche un insonnia soggettiva, ovvero la percezione di dormire poco e male, nonostante i dati oggettivi dimostrano il contrario e la persona forma più o meno regolarmente.
Le cause
L’insonnia può essere essenziale o secondari ad altri disturbi sia fisici e psichici.
Può anche dipendere dall’assunzione prolungata di alcuni farmaci o a dall’abuso di sostanze eccitanti come il caffè e l’alcol.
Un caso classico e l’insonnia dovuta a disturbi ansioso-depressivi.
Le possibili conseguenze
Stress, sovrappeso, diabete, artrite reumatoide e malattie virali sono solo alcune delle possibili conseguenze di un sonno che non ristora.
Per questo non possiamo ignorare i modi per ottenere un buon riposo, soprattutto non è da sottovalutare l’alimentazione quotidiana, spesso in grado di prevenire il problema.
Le giuste ore di sonno
I dati delle ricerche parlano molto chiaro, infatti chi dorme meno di 6 ore rischia fino a 35% di ingrassare di 5 chili nell’arco di 6 anni, mentre chi dorme sopra le 9-10 ore a notte, a un rischio del 25% di ingrassare.
Gli esperti da sempre consigliano di dormire almeno 7-8 ore a notte, questa è la durata ideale di sonno per mantenersi sempre in linea ed in salute.
Il te: un alleato naturale che aiuta il metabolismo parte 3
Il Tè
Un alleato naturale che aiuta il metabolismo
Tè bancha
E’ un tè giapponese dal gusto delicato, efficace anche contro la fame nervosa.
Questo tipo di te contiene poca teina tanto che in Giappone viene utilizzato anche per i bambini e le persone anziane.
La miscela viene formata raccogliendo le foglie più grosse e da maggior tempo presenti sulla pianta di Camellia japonica, che sono quelle, appunto, con un basso contenuto di teina.
È un tè ricco di calcio (utile per favorire l’eliminazione dell’adipe accumulato nelle cellule dell’organismo), ferro, betacarotene, vitamina C e vitamina B3.
Svolge un’azione rilassante, contrasta la fame nervosa e calma le irritazioni delle mucose di stomaco intestino, tanto che la bevanda diventa utile nella cura di malattie di origine nervosa o infiammatoria che riguardano l’apparato digerente (gastrite colite).
Inoltre, il tè bancha regola il flusso biliare, contrasta la stitichezza ed è particolarmente efficace come depurativo del fegato, contribuendo così al controllo dei livelli di colesterolo (LDL) e trigliceridi nel sangue.
Se addizionato con qualche goccia di tamari (salsa di soia), diventa un ottimo ricostituente.
Il te bancha si può trovare nelle varianti Kukicha, costituito da rametti di te leggermente tostati (va bollito per 10 minuti) nella variante Hojicha, realizzata con le foglie più grossa dell’arbusto lievemente tostate (va lasciato in infusione per 4-5 minuti).
Per quanto riguarda le proprietà curative dimagranti le due varianti si equivalgono.
Il te bancha bevuto la mattina a colazione stimola la diuresi.
Pasteggiando, fa assorbire meno grassi e tiene sotto controllo i livelli di glicemia post-prandiali (dopo il pasto).
A metà pomeriggio, attenua la fame nervosa.
Il te bancha può essere utilizzato per preparare bevande fredde miscelandolo con succo di mela senza zucchero o con polpa di frutta fresca di stagione.
Attenzione: dolcificare il te con zucchero o edulcoranti sintetici (saccarina, aspartame ecc..) annullerebbe le proprietà del curative.





